Tavole Palatine
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Tavole Palatine

Uno dei monumenti simbolo della Magna Grecia in Basilicata: le Tavole Palatine conservano quindici colonne del monumentale tempio dorico dedicato a Hera, costruito nel VI secolo a.C. nel santuario extraurbano dell’antica Metaponto, nei pressi del fiume Bradano.

L'esperienza

Le Tavole Palatine rappresentano una delle testimonianze archeologiche più riconoscibili dell’antica Metaponto e dell’intera Magna Grecia. Il monumento sorge nei pressi della sponda destra del fiume Bradano, a circa tre chilometri dall’antica città, all’interno di un santuario extraurbano dedicato alla dea Hera. Il tempio fu costruito nel VI secolo a.C. in stile dorico, in una posizione scelta anche per il suo forte valore territoriale. Visibile a distanza, il santuario segnava infatti il limite della chora di Metaponto verso il territorio della vicina e rivale Taranto, svolgendo contemporaneamente una funzione religiosa e di riferimento per le comunità che vivevano nelle campagne circostanti. Dell’edificio originario rimangono oggi quindici colonne, ancora sormontate da capitelli dorici e da parte degli architravi. Il tempio possedeva originariamente trentadue colonne, dodici lungo ciascuno dei lati maggiori e sei sulle fronti. Della cella sopravvivono principalmente i blocchi di fondazione; la sua articolazione comprendeva pronao, naos e adyton. L’aspetto del santuario doveva essere molto più ricco e colorato di quanto suggeriscano oggi le pietre superstiti. Il tempio era infatti decorato con elementi architettonici in terracotta policroma, alcuni dei quali sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Metaponto, permettendo di ricostruire idealmente parte dell’apparato decorativo dell’edificio antico. L’attribuzione del tempio a Hera è legata anche alle ricerche archeologiche condotte nell’area. In passato il monumento era stato attribuito ad Atena, ma una dedica votiva alla dea Hera rinvenuta su un frammento ceramico durante gli scavi del 1926 contribuì alla successiva identificazione del santuario. Nel corso dei secoli le rovine hanno alimentato racconti e interpretazioni popolari. Fino all’Ottocento erano conosciute anche come “Mensole Palatine” o “Colonne Palatine”, denominazioni associate dalla tradizione ai Paladini di Francia e alle lotte contro i Saraceni. Nel Medioevo compare inoltre il nome “Mensae Imperatoris”, collegato al passaggio dell’imperatore Ottone II, mentre un’altra tradizione ha associato il monumento a Pitagora, tanto da farlo conoscere anche come “Scuola di Pitagora”. Le Tavole Palatine costituiscono un sito distinto dal Parco Archeologico dell’Area Urbana di Metaponto. Insieme al Museo Archeologico Nazionale e ai resti della città antica, permettono però di ricostruire un quadro molto più ampio della polis achea, del suo territorio e dei suoi luoghi di culto. Visitare le Tavole Palatine significa incontrare uno dei paesaggi archeologici più emblematici della Basilicata: le colonne doriche emergono isolate nella pianura metapontina e conservano ancora oggi il rapporto tra architettura sacra, paesaggio e territorio che caratterizzava questo grande santuario della Magna Grecia.

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