Museo dell’Utopia
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Museo dell’Utopia

Un museo multimediale dedicato alla storia di Campomaggiore e al progetto della “Città dell’Utopia”, tra memoria, innovazione sociale, trasformazioni del territorio e il racconto dell’antico borgo abbandonato dopo la frana del 1885.

L'esperienza

Il Museo dell’Utopia racconta una delle vicende più singolari della storia della Basilicata: quella di Campomaggiore Vecchio e del progetto sociale e urbanistico che ha contribuito a far conoscere il paese come la “Città dell’Utopia”. Attraverso un percorso multimediale, il museo introduce il visitatore alla nascita e allo sviluppo dell’antico centro, mettendo in relazione la storia della comunità con il territorio e con i ruderi ancora oggi visibili a pochi chilometri dall’abitato moderno. La storia affonda le proprie radici nel Settecento. Nel 1741 i conti Rendina, proprietari del feudo, promossero il popolamento del territorio offrendo a chi vi si trasferiva la concessione di terre e la possibilità di utilizzare il legname dei boschi per costruire le abitazioni, in cambio di lavoro salariato nei terreni del feudo. Il sistema attirò nuovi abitanti anche dalla Puglia e dalla Campania e favorì lo sviluppo di una comunità agricola organizzata intorno a un particolare modello economico e sociale. Alla fine del XVIII secolo, sotto Teodoro Rendina, il paese assunse inoltre una struttura urbanistica più ordinata. Il progetto, attribuito all’architetto Giovanni Patturelli, prevedeva un impianto regolare a scacchiera, con ampie strade e spazi pubblici sui quali si affacciavano edifici rappresentativi come il Palazzo Baronale e la chiesa di Santa Maria del Carmelo. La memoria di questa esperienza è stata successivamente interpretata attraverso il concetto di “utopia sociale”, divenuto uno degli elementi identitari di Campomaggiore. Il percorso museale utilizza tecnologie e strumenti multimediali per trasformare questa storia in un racconto accessibile e coinvolgente. Immagini, ricostruzioni, apparati grafici e contenuti digitali accompagnano il visitatore nella comprensione del progetto originario e delle vicende della comunità, preparando idealmente alla visita di Campomaggiore Vecchio. Le fonti regionali descrivono infatti il museo come uno spazio dedicato alla storia del paese e al suo “sogno utopico”. Il racconto comprende anche l’evento che cambiò definitivamente il destino del borgo. Nel 1885 una frana costrinse gli abitanti ad abbandonare Campomaggiore Vecchio e a ricostruire il paese alcuni chilometri più a valle. Dell’antico insediamento rimangono oggi strade, piazze e imponenti ruderi, tra cui quelli del Palazzo Baronale e della chiesa di Santa Maria del Carmelo, inseriti in un paesaggio che conserva ancora la struttura dell’antica città. Museo e borgo antico costituiscono quindi due parti dello stesso racconto. Il primo fornisce gli strumenti per comprendere l’esperimento sociale, la progettazione urbana e le vicende della comunità; il secondo permette di entrare fisicamente nei luoghi in cui quella storia si è svolta. Visitare il Museo dell’Utopia significa scoprire non soltanto la storia di un paese scomparso, ma anche quella di un’idea di comunità. Campomaggiore conserva nella propria identità il ricordo di un progetto fondato sulla possibilità di costruire condizioni di vita migliori attraverso il lavoro, l’organizzazione dello spazio e una nuova relazione tra persone e territorio: un’esperienza che ancora oggi costituisce la chiave di lettura della sua “Città dell’Utopia”.

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