Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino”
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Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino”

Il museo archeologico ospitato nel Castello di Melfi, dedicato alla storia del Vulture-Melfese.

L'esperienza

Il Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino”, istituito nel 1976 e ospitato nel Castello di Melfi, conserva le principali testimonianze archeologiche provenienti dal territorio del Vulture-Melfese. Intitolato all’archeologo Massimo Pallottino, il museo propone un percorso organizzato secondo criteri cronologici e territoriali che attraversa secoli di storia, dalle testimonianze dell’età arcaica fino all’età moderna. La sezione classica documenta in particolare il periodo compreso tra il VI e il III secolo a.C. Tra i reperti figurano ceramiche daunie a decorazione geometrica, ceramiche magnogreche a figure rosse e monumentali vasi policromi di produzione canosina. A questi si affiancano manufatti in bronzo di produzione greca ed etrusca, armi, elmi e altri oggetti legati al mondo guerriero, oltre a preziosi ornamenti realizzati in oro, ambra e argento. Le collezioni permettono così di riconoscere nel Vulture-Melfese un territorio attraversato da relazioni e scambi tra popolazioni e culture differenti. L’opera simbolo del museo è il Sarcofago di Rapolla, capolavoro della scultura romana di età imperiale rinvenuto nel 1856 nel territorio di Rapolla. Realizzato in marmo e datato al 165-170 d.C., presenta una complessa decorazione con divinità ed eroi della mitologia greca, mentre sul coperchio è raffigurata una figura femminile distesa su un letto da banchetto. Il sarcofago costituisce una delle testimonianze più significative della presenza romana nel territorio del Vulture. Il racconto prosegue nella sezione medievale, dall’età normanna al Rinascimento. Di particolare interesse è la collezione di vetri decorati in oro e smalto, alcuni con iscrizioni in caratteri islamici, insieme alle ceramiche che documentano la vita di corte e i rapporti culturali sviluppatisi durante i secoli di Federico II e, successivamente, della famiglia Doria. La sezione storico-artistica, ospitata nella Sala Doria e nella Cappella Doria, conserva inoltre dipinti, sculture e arredi appartenuti alla famiglia genovese. La visita assume un valore particolare proprio per il rapporto tra le collezioni e il Castello normanno-svevo di Melfi, legato alla figura di Federico II e successivamente posseduto per circa quattro secoli dai Doria. Archeologia e architettura diventano così parti dello stesso racconto: visitare il Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” significa attraversare la storia del Vulture-Melfese osservandone reperti, scambi culturali e trasformazioni all’interno di uno dei monumenti più rappresentativi della Basilicata.

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